Pescate miracolose di pescatori miracolati

Pescata miracolosa”: così vengono descritte dai giornali alcune battute di pesca. Ma spesso è giusto domandarsi effettivamente cosa hanno di tanto miracoloso. La quantità? La qualità del pescato? Ebbene, sicuramente la prima: si parla sempre di tonnellate di pescato. Un esempio celebre è il classico articolo di fine ottobre quando arriva il montone delle orate e puntualmente più o meno negli stessi giorni viene pubblicato un articolo che annuncia questa fatidica pescata nell’alto Adriatico. In molti, soprattutto chi non conosce il campo, non sanno appunto che il montone è un periodo molto particolare. Si tratta di un momento di avvicinamento alla costa per la riproduzione. Il pesce lo troveremo in branchi e per questo sarà facilmente catturabile.  Reti ad hoc possono addirittura catturare l’intero montone. Naturalmente una simile pescata ha danni ecologici ed economici rilevanti. Togliere dal mare pesci in riproduzione significa estirpare non solo un branco ma migliaia di potenziali esemplari. D’altro canto un accesso così importante di pescato sul mercato abbatte il prezzo al kg. Quindi alla fine il danno che si viene a creare non è un giustificato in termini specifici (euro al kg) ma solo in ragione totale ovvero prezzo basso moltiplicato per quantità molto elevata prevede, alla fine dei conti, un ricavato importante. Per la gioia dei consumatori. Anche se sono sempre dell’idea che il pesce di qualità, appena pescato, debba essere sempre pagato il giusto. Di questo tipo di eventi si verificano in molte marinerie d’Italia e per più specie di pesci: spesso capita per l’acciuga e l’ultima, qualche giorno fa per il tonnetto alletterato. Pesce anch’esso pregiato in quanto tunnide, in riproduzione nel periodo primaverile-estivo. L’evento si è svolto a Camogli grazie ad una tonnara, una pesca portata avanti da anni di tradizione. Alla fine della pescata sono stati calcolati 5/6 tonnellate di pesci. Stessi titoli, stesso tipo di problematica.

Purtroppo tutto questo discorso porta ad incolpare direttamente l’attrezzatura, quindi il cianciolo o la tonnara che sia. Io penso che la colpa sia dell’uomo, ovvero chi manovra questi attrezzi. Io non ho nulla contro la pesca professionale, anzi! Andare per mare in questi anni non è assolutamente facile, è dispendioso sia economicamente che fisicamente. Però credo che bisogna andare verso una strada di sostenibilità che a volte manca. Un mare sempre più vuoto deve far capire che certe pescate non si possono più fare. A chi pratica queste tecniche chi dice che arrivato ad un quantitativo dignitoso non possa aprire le reti e liberare i pesci in più? Io credo nessuno. E’ per questo che non la colpa non è della tradizione o dell’attrezzatura in sé ma dell’uso che ne fanno i pescatori. Forse la fame o l’egoismo a volte è troppo alla vista di così tanto pesce.

Ma nel 2050 sembra che avremo più plastica che pesci nel nostro Mediterraneo: l’uomo che aspetta a porsi un limite per il bene del proprio mare e per portare avanti una tradizione come la tonnara? E se è difficile porsi un limite “morale”, a questo punto, è giusto porre dei forti limiti legali, per la pesca industriale e anche per ciò che è chiamata tradizione. Il 2050 è più vicino di quanto possa sembrare. 

Ingegnere energetico e progettista di impianti meccanici. Amante del mare e pescatore sportivo. Fondatore della fan page  “La Pesca in mare” e dell’evento “A pesca di immondizia Italia”.

Andrea De Nigris

Ingegnere energetico e progettista di impianti meccanici. Amante del mare e pescatore sportivo. Fondatore della fan page  "La Pesca in mare" e dell'evento "A pesca di immondizia Italia".