Il fototropismo nella pesca ricreativa: lo spinning ultraleggero al sugarello

Etimologia : dal greco phōto, phōs photós “luce” + dal greco trŏpŏs per der. dalla radice greca trop-otrèpo “mi rivolgo, mi giro”. Indica l’orientamento di un organismo rispetto ad una sorgente luminosa, può essere attrattivo (fototropismo positivo) o repulsivo (fototropismo negativo).

Il fototropismo è un concetto ampiamente conosciuto e studiato nelle piante, nel mondo animale le cause scatenanti non sono ancora del tutto chiare. La conoscenza di questo comportamento nei pesci però risale sino ai tempi antichi, quando veniva utilizzata dai pescatori ogni sorta di fonte luminosa per attirare le prede e farle cadere in trappola, questa tecnica, seppur con il dovuto progresso tecnologico, viene utilizzata anche ai giorni nostri attraverso delle imbarcazioni apposite, munite di fonte luminosa, chiamate “lampare”.

Ma questa pulsione verso una fonte luminosa, da parte di certi organismi, può essere sfruttata anche nella pesca ricreativa.

Fotogramma di un video ripreso durante una battuta di pesca al sugarello.

Per certe tipologie di prede, una luce artificiale puntata in acqua (generalmente si tratta di lampioni posizionati sulle banchine delle zone portuali) determina un’attrazione notevole.
Le specie che solitamente si trovano in questo tipo di situazioni sono molteplici, generalmente si tratta di predatori notturni che sfruttano il fototropismo positivo di piccoli pesci pelagici.
Parlerò però in maniera specifica unicamente di un piccolo predatore notturno molto combattivo: il sugarello (Trachurus trachurus).

L’attività maggiore di questo predatore si concentra nel periodo che va dall’inizio dell’inverno sino alla fine della primavera, a seconda della latitudine in cui ci troviamo a pescare.

La tecnica di pesca che preferisco per insidiare questo predatore è lo spinning ultra leggero, generalmente utilizzando piccole esche dure o ancora meglio a mio parere, piccole esche di gomma (5 o 7 centimetri al massimo) innescate su una testina piombata (dai 0,5 grammi ai 3 grammi), ovviamente con canne e mulinelli proporzionati alla taglia dell’esca usata.

Una delle esche più funzionali in questo tipo di pesca, una piccola gomma innescata su testina piombata. La colorazione fluorescente può essere una scelta vincente in condizioni di forte luce artificiale.

Individuata la zona di pesca, lanceremo la nostra esca artificiale nella zona buia, avvicinandola e infine facendola passare nella zona illuminata. L’attacco del sugarello avverrà nel limite tra queste due zone, che per semplicità chiameremo “zona di confine”. Questo avviene poiché sfruttano la loro capacità visiva notturna (migliore di quella dei piccoli pesci di cui si nutrono) attendendo il momento in cui il pesciolino preda, si trovi disorientato tra le due zone.

Illustrazione che ritrae lo stile di caccia del sugarello, a sinistra dell’immagine l’omino che esce dalla stanza, a destra in basso “sugarman”, separati dalla “zona di confine” in grigio.

Per spiegarvi meglio questo concetto dovete immaginare di essere in una stanza ben illuminata, nel resto della casa invece regna l’oscurità, ad un certo punto dovete uscire dalla stanza a prendere uno snack(Siete l’omino a sinistra nell’immagine), nel corridoio al buio si trova un secondo osservatore, che chiameremo “Sugarman”(in basso a destra nell’immagine), lui potrà vedervi facilmente sia mentre siete all’interno della stanza, ma anche quando varcherete il confine di essa, poiché voi sarete ancora illuminati dai raggi luminosi irradiati dalla lampadina, Sugarman sarà invece “invisibile” poiché la luce presente nella stanza non è abbastanza forte da riuscire ad illuminare anche lui. Sugarman è anche noto per essere molto più rapido di voi, molto più grande e con una visione notturna molto migliore della vostra, quindi se avesse brutte intenzioni potrebbe facilmente attaccarvi appena vi troverete nella zona di confine (la zona in grigio nell’immagine). Ma tutta questa storia ha un lieto fine, perché il sugarello potrà essere anche un ottimo predatore, ma non riesce a distinguere un esca artificiale sapientemente manovrata da un pesciolino reale, da pescatori ricreativi, quindi, potremo riuscire a sfruttare lo stile di caccia di questo piccolo predatore a nostro vantaggio.

Dottore in Scienze ambientali e laureando in Gestione dell’ambiente e del territorio marino. Appassionato pescatore ricreativo sin dalla tenera età, ora pratica per lo più tecniche che riguardano l’utilizzo di esche artificiali.

Francesco Curreli

Dottore in Scienze ambientali e laureando in Gestione dell'ambiente e del territorio marino. Appassionato pescatore ricreativo sin dalla tenera età, ora pratica per lo più tecniche che riguardano l'utilizzo di esche artificiali.