Il capitale naturale: che valore dareste alle vostre catture?

A novembre ho partecipato ad una conferenza intitolata “Fare i conti con l’ambiente”. I temi trattati sono stati diversi ma si prefiggeva principalmente di aggiornare i diversi settori che si occupano di ambiente (non solo quindi le persone che si occupano di ecologia, come me, ma anche gli economisti e i giuristi) sulle nuove disposizioni che, a partire dall’Europa sino ad arrivare all’Italia, porteranno dei cambiamenti sostanziali alla normativa e agli iter legislativi quando si tratta di gestire un bene ambientale. L’ho trovato un tema di grande importanza , per la gestione dell’ambiente in generale, ma che si può collegare facilmente alla pesca ricreativa.

Da Wikipedia, per servizi ecosistemici si intendono “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano e si possono distinguere in quattro grandi categorie:

– supporto alla vita (come ciclo dei nutrienti, formazione del suolo e produzione primaria);

– approvvigionamento (come la produzione di cibo, acqua potabile, materiali o combustibile);

– regolazione (come regolazione del clima e delle maree, depurazione dell’acqua, impollinazione e controllo delle infestazioni);

– valori culturali (fra cui quelli estetici, spirituali, educativi e ricreativi).”

Ecoo cosa si intende per servizi ecosistemici. Fonte: WWF, Living planet report 2016 (adattato da: Millennium Ecosystem Assessment, 2005).

Leggendo la lista di questi servizi possiamo subito distinguere beni e servizi di cui usufruiamo, ma a cui spesso non è stato attribuito un vero e proprio valore economico.

Negli ultimi tempi le modificazioni dell’ecosistema globale hanno messo in allerta non solo gli ambientalisti, ma anche coloro che sull’ambiente, direttamente o indirettamente, basano le proprie imprese e quindi, i loro profitti. Ciò ha comportato una mobilitazione di esperti di tutti i campi per far fronte a questo problema, arrivando più o meno tutti alla stessa conclusione: per salvaguardare il pianeta e quindi salvare la specie umana è estremamente necessario iniziare a dare un valore ai servizi ecosistemici.

Ma come si collega questo alla pesca ricreativa?

Semplificando il concetto, potrei fare l’esempio di un dentice,  pesce ambito da molti pescatori, non solo in Italia ma anche da tante altre nazioni. Se noi dovessimo dare un valore economico ad un dentice, con la mentalità economica passata, ci limiteremmo a pesarlo e a calcolare il prezzo al chilo che in quel momento ci da il mercato. Probabilmente, arriveremo ad una cifra di poche decine di Euro.

Ora cerchiamo di ragionare con la mentalità nuova, cerchiamo di dare un valore a questo pesce. Il calcolo è molto complesso e comprende valutazioni dell’ecosistema in cui si trova quel dentice ma anche del contesto turistico e ricreativo (snorkeling, subacquea, pesca ricreativa, nautica, ecc…), come se quell’individuo di dentice avesse svolto dei veri e propri servizi per l’ambiente e per l’uomo. La cifra che verrà fuori è sicuramente molto più alta delle poche decine di euro che avevamo calcolato prima (si può arrivare anche al migliaio di Euro per singolo esemplare).

Questo ci può far riflettere su come spesso le risorse naturali, possano avere un valore economico intrinseco molto elevato,  e come sia giusto, quindi, preferire un pesce “vivo” ad un pesce “cotto.

Ritornando alla conferenza hanno preso la parola anche due direttori di Aree Marine Protette sarde, in particolar modo Vittorio Gazale per l’AMP dell’isola dell’Asinara e Augusto Navone per l’AMP dell’isola di Tavolara e Punta coda cavallo. Per farvi un’idea di quanto possano valere le risorse naturali che gestiscono, parliamo di cifre ben superiori al mezzo miliardo di Euro, a fronte di finanziamenti annuali da parte dello stato di poche centinaia di migliaia di euro, per l’intera gestione del parco. Siamo quindi sicuramente all’inizio di questa rivoluzione, e il cammino è ancora lungo per arrivare ai risultati di Gestione adeguati alle ricchezze di cui disponiamo.

Per concludere, questa nuova valutazione economica non è fine a se stessa come potrebbe sembrare, infatti, se ci riflettiamo bene, se le istituzioni riusciranno ad attribuire un valore molto alto ad una risorsa ambientale (nell’esempio che vi ho fatto io, un pesce, ma ci possiamo immaginare un intera costa o un’area marina protetta), la volontà di tutelare e controllare questa preziosa risorsa, aumenterà di conseguenza, ma non solo, sarebbe un grande passo per la valorizzazione di tutte le risorse naturali e per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi temi.

Francesco Curreli

Locandina evento “Fare i conti con l’ambiente”