Esche artificiali e “learning” dei pesci

Chi, come me, pesca con esche artificiali sarà sicuramente capitato di trovare pesci che inseguono ma non si decidono ad attaccare l’esca. Sembra quasi  che  la studiassero o peggio ancora non reagiscono a nessuna esca artificiale che possediamo nella nostra cassettina, neanche quella con cui il giorno prima abbiamo preso pesci della stessa specie, nello stesso orario e nelle stesse condizioni meteo.

Minijig: Piccoli artificiali autocostruiti in piombo (mini metal jig), con livree che simulano piccoli saraghi ed occhiate;

Tornati a casa sconfitti vi sarete chiesti perché succede ciò e come sia possibile riuscire a risolvere tale situazione. Con questo articolo proviamo a ragionarci assieme.

Per prima cosa dobbiamo affrontare un discorso etologico, per trovare la risposta alla domanda:

“I pesci riconoscono gli artificiali, o imparano ad evitarli col tempo?“.

Da poco ho letto un post di un blog, che aveva proprio come obbiettivo principale cercare di dare una risposta a questa domanda. Le considerazioni che venivano fatte in un quel post erano basate su diversi studi condotti sia in Nuova Zelanda, in mare e nelle acque interne, e in America in acque interne per il persico trota. Studi non scientifici, e quindi da prendere con le pinze, che però possono darci un indizio sulla direzione giusta da prendere per iniziare a ragionare su una possibile risposta.

I risultati dello studio sul persico trota sono stati abbastanza sorprendenti: diversi esemplari sono stati ricatturati durante il periodo dei campionamenti sino a 15 volte di seguito, altri individui, invece, non avevano nessuna considerazione verso le esche artificiali.

Seppia: Una piccola Seppia comune (Sepia officinalis), un mollusco cefalopode famoso per il suo “coraggio” nell’attaccare esche anche molto più grandi di lui.

Questa osservazione ci da un indizio importante, ovvero il nostro problema probabilmente non è causato da un apprendimento da parte dell’individuo verso le esche artificiali, bensì dal fatto che determinati individui non son proprio predisposti ad essere catturati con esche artificiali in determinate situazioni o in quel momento della loro vita, mi spiego meglio. Un individuo nasce e cresce sulla base delle proprie esperienze di caccia ed impara sulla propria pelle difficoltà e benefici del comportamento predatorio che stanno effettuando, sempre seguendo la regola ecologica che dice che un predatore non deve consumare più energia per cacciare di quanto guadagni riuscendo a catturare la preda. In parole povere se spende 50 chilocalorie nell’inseguire una preda ne deve guadagnare come minimo più di 50 per essersi nutrito con essa.

(Per semplificare il ragionamento consideriamo solo la caccia per solo nutrimento e non gli attacchi che possono essere fatti per territorialità)

Popper: un’esca artificiale di superficie molto rumorosa ed appariscente che stimola la famosa aggressività di questo predatore;

Se l’esca artificiale che presentiamo alla nostra preda, simula in maniera realistica il comportamento di una preda in quell’ambiente e in quelle condizioni climatiche è molto facile che abbiamo dei buoni risultati.

Però attenzione,questo non è sempre vero, infatti ogni individuo si adegua in maniera differente all’habitat in cui si trova. Non è conveniente per la popolazione e per l’individuo che tutti gli esemplari di una specie mirino alle stesse prede nelle stesse condizioni, soprattutto con scarsità di pesce foraggio, perciò conviene che ogni individuo adotti le proprie tecniche di caccia e frequenti  più o meno le stesse zone affinché si possa massimizzare la resa trofica (la regola delle calorie che ho citato prima).

Ricciola: Una Ricciola (Seriola dumerili) ingannata da un metal jig, questa tipologia di esca artificiale si presta alle animazioni veloci che predilige questo eccellente predatore;

Quindi non dobbiamo più ragionare in termini di specie, ma di individui. Ogni individuo sarà più o meno predisposto ad attaccare un’esca artificiale in funzione di tante variabili quali: condizioni meteo marine, stagione, tipo di esca, metabolismo, habitat, prede preferite ecc… Perciò la prossima volta che avrete un rifiuto o un inseguimento, non prendetevela con voi stessi, probabilmente quell’individuo non è predisposto ad attaccare la vostra esca artificiale!

Francesco Curreli