La perenne sfida tra il pescatore miracolato e il pescatore oculato: un trattato antropologico

Ultimamente mi è capitato spesso di vedere scontri ideologici su Facebook sulla tematica del prelievo sostenibile, da parte di alcuni pescatori ricreativi.

Generalmente sono le foto di pescate miracolose con lavandini, secchi o pozzetti pieni di pesci o molluschi, che dividono maggiormente i pescatori. C’è chi fa i complimenti per l’ottima pescata, perché si sa, battute così spesso capitano una volta nella vita, e dalla parte opposta c’è chi disprezza e cerca di educare ad un prelievo sostenibile.

Ma cosa si intende per prelievo sostenibile? Soffermiamoci sulla parola sostenibilità; da Wikipedia possiamo leggere:

“In ambito ambientale, economico e sociale, la sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente.”

Quindi il prelievo, cioè la biomassa che noi attraverso la pesca sottraiamo dall’ambiente, deve essere tale per cui quel quantitativo possa essere mantenuto nel tempo. In parole povere se noi sottraiamo dalle risorse naturali una quantità troppo esagerata, un domani quelle risorse non esisteranno più in quella misura.

Abbiamo detto, quindi, che esistono generalmente due controparti ideologiche diametralmente opposte, analizziamole: da una parte abbiamo il pescatore che definiremo “miracolato” e dall’altra abbiamo il pescatore “oculato“.

Il pescatore miracolato, va a pesca e preleva quanto possibile, spesso senza badare a misure minime o a quantitativi di legge, o ancora peggio, effettua delle vere e proprie stragi, con la consapevolezza di essere in linea con la legislazione vigente. Mette le foto sulle piattaforme social, mostrando la sua capacità miracolosa, aspettandosi probabilmente complimenti da altri pescatori. Non sa, però, che questa sua azione scatenerà la reazione del pescatore oculato, che avendo a cuore l’ambiente e la natura, riporterà nei commenti della foto la sua indignazione. A questo punto la reazione del pescatore miracolato sarà molto difficilmente quella di iniziare a dialogare in maniera pacifica, anzi, vede in quei commenti solo invidia perché lui ha avuto il “miracolo” e l’altro pescatore no.

Il pescatore oculato che ha scritto il commento che magari nella sua vita ha rilasciato più prede di quelle che ha trattenuto non riesce a contenersi davanti ad una strage di quella portata, e probabilmente preso dall’ira scrive un commento a caldo che però non ha il risultato che si aspetterebbe. L’attacco diretto verso il pescatore miracolato, infatti, non ha conseguenze positive, e spesso alimenta la voglia del pescatore miracolato di continuare a pescare e a condividere pescate di quel tipo.

Quindi tutti i pescatori sbagliano atteggiamento? No, in realtà prima vi ho tralasciato volutamente una categoria, perché né esiste una terza, il pescatore “studiato“.

Il pescatore studiato (passatemi il termine) è quello che si informa, si immedesima negli altri pescatori e analizza il problema dal principio per cercare di risolverlo. Tutti e proprio tutti hanno commesso errori nel proprio percorso alieutico ed il pescatore studiato ne è consapevole.

Dove è la soluzione? Apparentemente è difficile trovare una soluzione: pochi controlli, legislazione scarsa e molta poca considerazione verso la categoria, portano il pescatore miracolato a comportarsi come il pastore nella “Tragedy of commons”, una teoria economica che sinteticamente dice: se un pastore possiede un numero di pecore in un pascolo in comune con altri pastori, questo sceglierà sempre di far pascolare tutte le pecore che possiede, nonostante sia consapevole del fatto che il campo non abbia la capacità di sostenere tutto quel bestiame che si nutre, con la conseguenza di portare tutti (anche se stesso) ad avere delle grosse perdite economiche, piuttosto che benefici.

Un organo “super partes” che decide il numero di massimo di pecore che il pastore può far pascolare in questi terreni comuni porterà a risolvere il problema portando benefici a tutto il settore. Non devono decidere i pescatori, ma deve essere un sistema di controllo e di gestione della categoria che abbia delle basi SCIENTIFICHE appropriate, studi veri sull’impatto della pesca ricreativa in mare e sugli introiti economici che essa porta, rapportati al prelievo della pesca professionale e ai suoi introiti.

Solo così si potrà avere un mar Mediterraneo che goda di un benessere tale da portare felicità e solidarietà, piuttosto che dissapori e lotte all’interno della nostra categoria.

Francesco Curreli