I fan condividono un post di un anno fa: facciamo chiarezza. MASSIMA DIFFUSIONE.

Un anno fa, il 17 febbraio 2016, abbiamo pubblicato il post che vedete nell’immagine. La pesca in mare avvisava della possibilità di un inasprimento delle sanzioni per i pescatori sportivi e ricreativi.

Il link di cui stiamo parlando è questo: https://www.facebook.com/Lapescainmare1/photos/a.1561711404081297.1073741830.1560852727500498/1669749506610819/?type=3&theater.

Oggi la questione si è diventata legge, non a caso abbiamo più volte parlato e discusso di questa problematica. I fan della pagina, visto che un anno fa fece molto scalpore, immaginiamo che ieri l’abbiano rivista tra i ricordi del proprio profilo FB e pertanto è stata nuovamente ricondivisa. Ci siamo accorti che nei gruppi FB i pescatori si stanno ponendo nuovi dubbi e chiedono nuovi aggiornamenti: è nostro compito fare chiarezza e spiegare la questione passo dopo passo. Facciamo un ragionamento alla volta, iniziando a spiegare l’iter della legge.

Ebbene, la questione è partita all’incirca il 13 maggio 2015. Il nostro staff, allora, era molto acerbo e non ha parlato dell’incombere di questo pericolo. In questa data il Disegno di Legge (DDL) è approdato al Senato. Dopo qualche mese, passato alla Camera, il 18 febbraio 2016 viene approvato con modificazioni. Il giorno prima noi abbiamo creato il post in quanto eravamo a conoscenza che i Parlamentari stavano discutendo il DDL. Quando si applicano delle modifiche al testo presso la Camera dei Deputati, un qualsiasi DDL deve tornare indietro (al Senato). E così è stato: il 6 luglio 2016 è stato approvato definitivamente (quindi senza modifiche). In questo modo si conclude l’iter in Parlamento. Dopodiché la legge è stata ufficializza il 25 agosto 2016, pubblicandola sulla Gazzetta Ufficiale.

Questa legge, oggigiorno, ha un nome: LEGGE 28 luglio 2016, n. 154 (c.d. Collegato Agricolo).

Perché interessa così tanto ai pescatori sportivi e ricreativi?

In realtà interessa tutte le categorie per lo stesso motivo: aumenta le sanzioni per eccesso di pescato (articolo 39) e migliora il contrasto al bracconaggio nelle acque interne (articolo 40).

Riportiamo l’articolo 39 e i rispettivi commi 11, 12 e 13:

“11. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di limitazione di cattura e fatto salvo il caso in cui tra le catture vi sia un singolo pesce di peso superiore a 5 kg, nel caso in cui il quantitativo totale di prodotto della pesca, raccolto o catturato giornalmente, sia superiore a 5 kg, il pescatore sportivo, ricreativo e subacqueo e’ soggetto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 500 euro e 50.000 euro, da applicare secondo i criteri di seguito stabiliti: a) oltre 5 kg e fino a 10 kg di pescato: sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 500 euro e 3.000 euro; b) oltre 10 kg e fino a 50 kg di pescato: sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 2.000 euro e 12.000 euro; c) oltre 50 kg di pescato: sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 12.000 euro e 50.000 euro.

12. Gli importi di cui al comma 11 sono raddoppiati nel caso in cui le violazioni ivi richiamate abbiano come oggetto le specie ittiche tonno rosso (Thunnus thynnus) e pesce spada (Xiphias gladius). Ai fini della determinazione della sanzione si applicano le disposizioni del comma 6.

13. Fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente, agli esercizi commerciali che acquistano pescato in violazione delle disposizioni dei commi 10 e 11 si applica la sanzione della sospensione dell’esercizio commerciale da cinque a dieci giorni lavorativi.

Riassumendo l’articolo 39: si inaspriscono le sanzioni in caso di eccesso di pescato; le sanzioni valgono il doppio se si parla di Tonno rosso e Pesce spada. Inoltre gli esercizi commerciali che acquistano il pescato in illecito subiscono una sospensione dell’attività commerciale. Questa legge, sebbene sia severa per noi pescatori sportivi e ricreativi, ha incoraggiato e intensificato i controlli degli organi di controllo. Infatti, da agosto 2016 si sono registrati più controlli in mare e tra le attività commerciali, sulla terra ferma .

L’articolo 40, invece, parla esclusivamente di bracconaggio e acque interne. Naturalmente è un passo in avanti importante ma non è abbastanza. Questo articolo colpisce i bracconieri italiani e stranieri che “hanno qualcosa da perdere” qui in Italia in quanto hanno possedimenti. Chi, al contrario, è libero di prendere una qualsiasi multa tale da permettersi di non pagarla (magari non ha proprietà in Italia), rimane appunto libero di depredare i corsi d’acqua nostrani: quelle multe non verranno mai pagate! Un esempio di questi mesi può essere il bracconaggio dei lipoveni. Per queste persone si dovrebbe proporre il sequestro di tutta l’attrezzatura (reti, batterie, barche, auto e camioncini da lavoro, ecc) e l’arresto se colte in flagrante, e non solo multarle! Speriamo, per questo, che i nostri politici si applichino e propongano un nuovo lavoro ad hoc per questo tipo di bracconaggio aggressivo e organizzato.

Con questo si conclude la spiegazione. Chiunque sia curioso di avere maggiori informazioni può iscriversi al nostro gruppo FB: “La pesca in mare (Il gruppo)“. Lì potrete chiedere tutto ciò che volete.

Per completezza, qui trovate il testo completo: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/10/16G00169/sg

LO STAFF