Dicono che l’arcobaleno porti fortuna

Oggi vi vogliamo raccontare una storia. Ve la narra Daniele Castanìa, protagonista di una splendida battuta di pesca assieme al fratello Tony Castania.

Tutto incominciò il giorno dopo questa bellissima esperienza di pesca durata 2 giorni, perchè mi sembra di aver vissuto una bellissima storia, e so che i veri uomini di mare adorano le storie di pesca, quasi quanto adorano andare a pesca. Si tratta della storia di una coppia di cosiddette “Cernie Nere”, meglio conosciute come Cernie Canine.
“Epinephelus Caninus”, un pesce appartenente alla famiglia Serranidae, raro nei mari italiani, ma non così raro nel nostro amato e martoriato canale di Sicilia. Infatti, in passato ci era già successo di avere a che fare con questi animali marini di impressionante mole, che riescono a sviluppare forza e potenza inimmaginabili. Parliamo di pesci che superano i 50 Kg di peso e il metro di lunghezza, e di combattimenti avvenuti ad una profondità prossima ai 200 metri. È sicuramente fondamentale avere in questi casi la giusta attrezzatura, una buona dose di coraggio e perché no, l’immancabile e fondamentale fortuna.
Il primo giorno è quello del 24 gennaio, è l’alba successiva alla notte di plenilunio, nonché il secondo giorno di una splendida settimana di alta pressione, una leggera brezza soffia da est, niente di preoccupante. Il cielo è però coperto e si prospetta una di quelle giornate in cui il sole, pronto a sorgere, si farà vedere solo a tratti. Ad un certo punto l’arcobaleno compare in due punti opposti dell’orizzonte. Ne approfitto per fare qualche scatto e penso: “Chissà, magari ci porterà fortuna”. Non potevo di certo immaginare… Eravamo quasi arrivati sullo spot di pesca prefissato, dopo circa un’ora di navigazione. Ogni pescatore che si rispetti sa quant’è importante essere in pesca durante il cambio di luce, tra la notte e il giorno in questo caso, poiché è quello il momento in cui i lenti predatori di una certa mole tentano i loro goffi e rumorosi attacchi ai banchi di pesci piccoli, numerosi e veloci. Così mentre navighiamo a circa 15 nodi sul sonar compare una ripidissima risalita di 10 metri del fondale.
Senza pensare troppo si segna il punto e si decide di tornare a visionare meglio, cercando di capire cosa fosse quel punto isolato in mezzo al nulla o poco più. Questa decisione sarà determinante. Avremmo potuto proseguire secondo in nostri piani, ma non lo abbiamo fatto fortunatamente… Così risalendo la traccia del gps notiamo una montagna che effettivamente risale ripidamente formando uno scalino di 10 mt. All’inizio dello scalino marcature di occhioni ben riconoscibili e qualche marcatura molto più pronunciata del solito. Decidiamo di fare un tentativo, forse ne va le pena. Il tempo di organizzare l’attrezzatura, calcolare lo scarroccio, e subito le nostre ferraglie cominciano la discesa verso il fondo. L’attesa e lunga, abbastanza da farti venire mille pensieri… Appena il mio artificiale tocca sul fondo chiudo immediatamente l’archetto, metto il il filo in trazione e comincio a far lavorare l’artificiale. Dopo circa 5 o 6 metri di risalita mi fermo e faccio lavorare l’esca in corrente. Pochi secondi e comincio ad avvertire le piccole vibrazioni date dalle tipiche mangiate degli occhioni, decido di ferrare ed ecco che il primo pesciolino rimane allamato. Comincio così il recupero, ma non faccio più di altri 5 metri circa che “SBAAAAAAMMM”. Un grosso predatore attacca il piccolo occhione, la frizione del mio umile mulinello comincia ad urlare da paura. Ho pensato ad un tunnide, ma sapevo si trattasse di una grossa cernia che stava per intanarsi.
Cerco di stringere al massimo, ma il pesce guadagna immediatamente il fondo e inizio a sentire il nylon del terminale strusciare contro gli scogli. Terminale distrutto e pesce ovviamente perso. Un vero peccato… nel frattempo però, non mi ero accorto che a mio fratello Tony era successa la stessa cosa. Occhione allamato, pochi metri di risalita e frizione che inizia a urlare. Stesso copione, pesce in tana e perso.
Così con l’espressione di chi è appena stato malmenato, ci mettiamo a rifare i terminali. Pochi minuti e siamo pronti, seconda calata. Arrivati sul fondo si ripete la solita routine, poche jerkate e si allama l’occhione, entrambi contemporaneamente, la mia canna parte immediatamente verso il basso e quasi va a sbattere sulla paratia dell’imbarcazione. Ha vinto di nuovo lui, non mi resta che sperare in Tony, mi giro per vedere cosa fa e vedo la sua 50 libbre che fa una curva da paura. Non è pesca, ma puro tiro alla fune. Così mentre era impegnato nel combattimento, il pesce sembrava risalire lentamente. La sua attrezzatura era tutta decisamente più rinforzata della mia, poiché devo ammetterlo, non sono un fan delle attrezzature molto pesanti. Ma in queste situazioni certe scelte si pagano, a caro prezzo. Ma proprio quando sembrava fatta il pesce parte senza possibilità alcuna di contrastare la sua immensa forza. Slamato!!! Tony sente ancora del peso in più alla fine del sistema pescante. Si pensa al piccolo occhione “esca”. La sorpresa fu enorme nello scoprire che il peso altro non era che uno degli artificiali che ci aveva strappato nella calata precedente, preso amo con amo, e subito sopra l’artificiale, lo spezzone martoriato di nylon dello 0.80 che usava Tony. Scioccante!!! Ma almeno abbiamo recuperato un artificiale.
Tutta da capo. Rifacciamo tutti i nodi e riproviamo, sperando nella buona sorte. Terza calata, tutto come prima, occhione, cernia subito in tana, terminale distrutto, imprecazioni varie… Ma stavolta Tony sembra avere la meglio… la cernia forse esausta, sotto le pompate incazzate di Tony comincia a lentamente a risalire… Forse è la volta buona penso. Non mi sbagliavo. Qualche minuto e la cernia agalla poco davanti a noi.
Uno spettacolare esemplare sui 30 Kg. Tanta gioia. Dopodiché, qualche bello scorfano rosso di taglia viene a farci compagnia sulla barca. Oggi si torna presto, il mare è stato davvero generoso e il vento soffia abbastanza forte da est. Vento in poppa e trionfante rientro in porto. Ma non era finita li. Sapevamo, anche per esperienza, che li vi era un esemplare ancora più grosso e morivamo dalla curiosità di sapere se
mai ci avesse dato ancora l’onore di farsi prendere. La mattina seguente siamo di nuovo sullo spot. Prima calata primo strike, occhione, la cernia è proprio sfacciata. Ci ha attaccato con una tale potenza e arroganza da metterci davvero paura. Comincio a credere che sia davvero un pesce impossibile. Ennesimo terminale distrutto, ennesime imprecazioni, ma sopratutto la sensazione di impotenza comincia a prendere il sopravvento. Ricordo che facemmo un paio di calate senza attacchi di cernie, solo qualche occhione neanche tanto grande. Ma alla quarta calata ecco che riesco ad afferrare un bel pesce, non è lei, ma un bellissimo scorfano rosso. Ma nel frattempo abbocca sulla canna di Tony. Appena lo sento, comincio a tirare su lo scorfano alla velocità della luce, rischiando davvero di perderlo, ma tant’è… Appena lo scorfano è a bordo mi precipito immediatamente al timone, Tony si mette a poppa serrando la presa sulla bobina e con la marcia in avanti cerchiamo di staccare il pesce dal fondo. Era l’unico modo per vincere su quell’animale preistorico, di fatti la mossa si rivelò vincente. Piano piano il mostro veniva su e l’emozione assieme alla tensione a bordo erano a livelli altissimi. Ma ad ogni metro recuperato, il nostro sorriso si allargava e quando eravamo quasi alla fine ci siamo lasciati andare. Era appena venuto a galla un pesce maestoso. Non sapevo se ridere o piangere, ero emozionatissimo… di certo sarà un esperienza che non dimenticherò mai!!!
Adesso posso dirlo: “L’arcobaleno porta fortuna…ancor di più il giorno dopo!!! “.

Guarda il Video: https://www.facebook.com/Lapescainmare1/videos/1706033369649099

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