Cernia monster, quando la pesca diventa lotta

immagineLa pesca sportiva, come la vita, e’ un insieme di esperienze, positive e negative, che ti forgiano e ti fanno divenire ciò che sei. Sono più che convinto che l’esperienza che ho accumulato in quest’ultimo anno utilizzando la tecnica del polpo manovrato abbia avuto un significato. Ho avuto la fortuna di studiare bene la tecnica, capire come comportarmi e riscontrare risultati positivi con questo splendido predatore di nome Cernia. Mi sono cimentato con vari esemplari delle più svariate taglie ed ho compreso , a suon di batoste, come combatterle, come riuscire ad averla vinta. Quest’ultima cernia con cui ho avuto l’onore di confrontarmi e’ stato il culmine di un lungo cammino, un cammino indispensabile senza il quale avrei avuto pochissime possibilità di portarla a bordo. L’invito per una battuta a bolentino di profondità è arrivato venerdì scorso e siccome gli hotspot per questo genere di pesca si trovano a ben 20 miglia dalla costa tutto deve essere perfetto e calcolato nei minimi dettagli, a mare non si scherza ed a maggior ragione quando si è in un posto dove ti circonda solo il mare e non si intravede neanche la terra ferma. Con Carlo , dopo aver costantemente monitorato vari siti meteo nel corso del WE si decide di uscire all’alba di martedì, le previsioni sono incoraggianti ma nel Canale di Sicilia tutto e’ imprevedibile. Faccio scorta di esche, gamberi, coppolaricchi, calamaretti, sarda…ma in pescheria mi si illumina una lampadina… perché no? Perché non sperimentare la tecnica del polpo manovrato su di una batimetrica importante? 190 mt? Perché no? Aumento il peso del live kab e dovrei riuscirci…! Compro immediatamente 5 polpi da mezzo chilo cadauno, consapevole del fatto che entrare una palla da mezzo chilo nella testa del polpo non sia cosa semplice. Il fine settimana lo passo a costruire assist, parature da bolentino profondo…rivetti, tecnosfere…di tutto… In barca in mare aperto non si può improvvisare, non si può lasciare nulla al caso. Finalmente arriva martedì, all’alba siamo già al porto, tempo di fare il pieno e si parte. Quasi un’ora di navigazione e siamo sulle poste, ci rendiamo subito conto che la pescata sara’ abbastanza complicata a causa di un massiccio scarroccio che ci accompagnerà per tutta la battuta, uno scarroccio medio di 1,4 nodi. In 6 ore di pesca ovvero dalle 8 alle 14 a carniere non avremo un gran che’, solo 2 occhioni ed uno scorfano rosso.
scorfano
Non ci sono marcature eppure sono gli stessi punti dove in passato ci siamo dovuti contenere nelle catture, sembra tutto morto, tutto impoverito nonostante siamo nel canale di Sicilia!! Mi decido a sperimentare il polpo manovrato ad una profondità impensabile per uno come me, abituato ad utilizzarlo su batimetriche comprese tra i 30 ed i 40 mt. Utilizzarlo a 190 mt e’ un mistero, devo capire se sia solo perdita di tempo o se la mia intuizione abbia senso. Con me ho una  canna monopezzo, importante ma sottilissima, una canna che nasce per il bolentino profondo ma che in altri paesi viene anche utilizzata per prede importanti. Alla canna abbino un mulinello elettrico caricato con un’ottima multifibra dello 0,25 a cui collegherò tramite nodo di giunzione uno spezzone di 7 mt di fluorocarbon dello 0,70. In barca siamo in totale relax, nonostante le pochissime catture ci godiamo la bella giornata, ci distraiamo mangiando qualche panino ed è proprio in questo momento che l’occhio mi va sull’ecoscandaglio. Dal nulla ed in mezzo al nulla scorgo una piccola differenza di batimetria, si denota con il progressivo scarroccio che il fondo sta risalendo, di poco ma risale… da 190 si arriva a 186 e poi nuovamente scende. Marchiamo immediatamente il punto sul gps, sara’ un pietrone non più grande di 20 mt e devo dire che per la prima volta in questa giornata di pesca su questo pietrone isolato troveremo belle marcature di occhioni. Ci si mette subito d’impegno, cerchiamo di calcolare millimetricamente lo scarroccio in modo tale che ci porti sul pietrone, bisogna anche calcolare il tempo che impiegherà il complesso pescante a toccare fondo, la media con un piombo da 5 etti e’ di 5 minuti. Sbagliamo clamorosamente la prima passata, ma mi sara’ utile per comprendere come far lavorare bene il mio polpo. Sbagliamo pure la seconda passata ed anche questa volta prenderò confidenza con la tecnica profonda e con l’attrezzatura. Alla terza siamo perfettamente allineati sul pietrone, canne in mano ci aspettiamo qualche segnale. Passiamo scarrocciando il pietrone, la tensione cala e l’attenzione pure. Sto per accendere una sigaretta quando la canna si flette di botto e la frizione slitta nonostante sia ben serrata. Getto in aria sigaretta ed accendino… provo a sollevare la canna per non farle toccare la cigliata della barca, se solo avesse sfiorato la sponda avrei sicuramente spezzato tutto. La mia reazione dopo un attimo di sbandamento e’ stata una controffensiva per assicurarmi lo strike, do due potentissime ferrate e cerco di girarle invano la testa. Il pesce mantiene il fondo, non ne vuole sapere di assecondarmi, sicura della sua stazza mi fa due potentissime fughe da 30 mt ognuna. Il mulinello elettrico e’ impallato, non ne vuole sapere di recuperare e nonostante io cerchi di pompare ed aiutare il mulinello ho un’effetto totalmente opposto, la frizione cede vistosamente filo e sono costretto a contrastarla con l’aiuto del pollice sulla bobina. Quindici interminabili minuti in cui sto veramente perdendo le forze, quindici minuti in cui le testate non si contano in cui l’adrenalina non mi fa sentir dolore per una canna piantata sul fianco senza cintura da combattimento a bordo. Finalmente sento la cernia che cede e ne approfitto pompando ma stando attento al delicato equilibrio tra la preda ed il complesso pescante. Utilizzo una tecnica improvvisata, ovvero pompo lentamente ed in fase di recupero aziono la levetta del mulo elettrico. Pare funzioni tutto, finalmente riesco a staccarla dal fondo, le forze mi tornano e la alzo di ben 46 metri. La cernia come se nulla fosse si riprende i metri e siamo nuovamente al punto di partenza. Mi faccio coraggio consapevole che anche lei ormai sia stanca ed inizio un lento recupero, un metro per volta, una lenta e progressiva pompata ogni minuto… ragazzi…una vera e propria impresa. Questa non è più pesca sportiva, qua si sta parlando di una vera e propria lotta, un misto tra esperienza, determinazione, ambizione, capacità, ed anche tanta…tanta fortuna. Il contametri del mulinello lo guardo raramente ma mi solleva parecchio quando leggo -76 mt!! Cerco di non sbagliare nulla, scarico un po la frizione, 50 … 40… 30 mt… eccola finalmente aggalla a 30 metri dalla poppa!! Passo la canna a Carlo e lo prego di recuperare mentre io a mano recupero il restante filo con il raffio in mano. Si intravede questo bestione con la pancia a galla, lo stimo sui 35-40kg ma quando e’ vicina al motore e le metto il raffio in bocca i miei occhi stentano a crederci….e’ immensa , e’ vergognosamente grande. Il raffio non penetra la membrana della mandibola per due volte, al terzo tentativo è fatta, la cernia e’ nostra. Faccio un’ultimo ed immenso sforzo per portarla a bordo ed ecco che un urlo liberatorio misto a risate isteriche ci accompagnerà per 10 minuti abbondanti, 10 minuti di pura follia.
Che cattura incredibile ragazzi…che lottatrice incredibile….

Profondamente grato al mio compagno di pesca che ha gestito lo scarroccio con l’ausilio della retromarcia in maniera impeccabile, per il suo modo di essere e di intendere la pesca. Profondamente grato a questo nostro piccolo e sfruttato mar Mediterraneo che ancora una volta e’ riuscito a stupirci regalandoci sua maestà la Cernia.