Licenza di pesca in mare

Nei giorni scorsi tutti hanno letto le parole di Gabriele Tubertini. Il fondatore dell’azienda bolognese ha argomentato la sua contrarietà alla licenza di pesca, affermando la necessità di capire il pensiero di tutti i pescatori sportivi e ricreativi attraverso un sondaggio, prima di intervenire con maggior vigore. Ebbene, la sua volontà (e nostra curiosità) è stata immediatamente rispettata. Il questionario non ha valenza ufficiale ma ha sicuramente un forte significato statistico, dato il campione. In due settimane sono state ricevute 3414 risposte. Ricapitolando, la scelta era questa:
1)No, non sono favorevole perché i pescatori sportivi e ricreativi hanno uno scarso impatto sul pescato;
2)No, non sono favorevole perché si limiterebbe un hobby dal notevole valore economico (soldi spesi in attrezzatura, viaggi ecc ecc);
3)No, non sono favorevole perché questa tassa non migliorerebbe le nostre condizioni di pesca (aree esclusive, ecc ecc);
4)Sì, sono favorevole a patto che i nostri soldi vengano usati per finanziare gli studi scientifici, gli organi di controllo e NON vengano stanziati alla pesca professionale;
5) Altro.

istogramma

La risposta 1) ha totalizzato al momento il 39,5%, a seguire la 3) con il 23,9%, poi la 2) con il 17,9% per concludere l’ultima con il 14,3%. Per quanto riguarda la voce “Altro”, possono essere riassunti quasi tutti come NO.

Da questi dati la situazione sembra essere molto chiara. Pertanto ci sembra doveroso avvertire tutti i lettori, informare chi ha il compito di proteggere la pesca sportiva e ricreativa e chi vive grazie all’indotto creato. Sicuramente presto seguiranno altri aggiornamenti dei dati.

Personalmente, come amministratore della comunità “La pesca in mare”, leggendo i commenti durante la divulgazione del questionario, avevo poche perplessità sulla scelta delle persone ma è lecito togliersi ogni dubbio.
Questa tassa non è giusta e, se anche dovesse essere imposta, il pescatore deve pretendere dei servizi in cambio. Vediamo le motivazioni.
Ritengo l’articolo 21 del Testo Unificato maligno e controproducente semplicemente perché fa aumentare gli screzi tra i professionali e non.
Con quale coraggio si possono richiedere dei soldi a chi ha un impatto dell’1,5% sul pescato? La questione non è semplicemente pagare 10 o 20 euro perché magari molte persone possono permetterselo. Più di un milione di pescatori  garantirebbero allo stato all’incirca 12 MILIONI di euro di tasse. Tutto ciò senza fare un minimo ragionamento su quanto la pesca sportiva e ricreativa contribuiscano sul PIL italiano. Perché è inutile prendersi in giro: tra tutte le aziende e multinazionali italiane del settore, le multinazionali estere che danno lavoro ai nostri connazionali, i negozi di pesca, la benzina, il turismo che genera la pesca si arriva ad una spesa maggiore di 300 MILIONI l’anno.

Per assurdo (eticamente il ragionamento è sbagliato ma serve a capire), facendo un “calcolo specifico”,  è come se quel pesce che peschiamo lo pagassimo almeno 116 euro/kg. Questo sarebbe il valore medio nell’anno 2013 usando per i miei calcoli i dati affidabili di EUMOFA, ISPRA, NIELSEN, ecc. Il costo medio in euro al kg in una pescheria non è certamente questo, ed è intuibile proporzionalmente da chi riceve più soldi lo Stato e quale settore produce potenzialmente più lavoro, quindi traduco per chi non vuole capire: LA PESCA SPORTIVA E RICREATIVA HA UN BASSISSIMO IMPATTO SUL MARE E PROPORZIONALMENTE GARANTISCE TANTI SOLDI ALLO STATO.

Inoltre lo Stato prevede di destinare il 60% del totale ricavato alla pesca professionale e, per quanto detto prima, saremmo così “cornuti e mazziati”; poi il 30% agli organi di controllo. Quest’ultima va già meglio se non fosse che siamo tutti cittadini italiani e per queste ragioni il servizio già lo paghiamo con le tasse.
In realtà esistono dei precedenti che dovrebbero insegnare. In passato è stato dimostrato come mettere una tassa non per forza implica delle entrate sicure allo Stato. Mi riferisco alla tassa di possesso sulle imbarcazioni. Inizialmente era obbligatoria per tutte, poi è stata adottata solo per le barche più grandi, di lusso. Alla fine, la suddetta tassa stava mettendo in crisi tutto il settore finché non è stata eliminata lo scorso dicembre. E anche se non si conta la crisi che potrebbe comportare, è moralmente giusto togliere la tassazione su un bene di lusso, ma metterlo su un hobby in un lasso di tempo così ristretto?
In ultimo, conoscendo il pensiero di alcuni biologi marini, mi piace sottolineare il loro supporto alla sostenibilità della pesca sportiva e ricreativa, testimoniata anche dallo stesso trattato del MEDAC “Advice for a regulatory framework and efficient management ” e dalla FAO.

In conclusione, non sembra così conveniente mettere una tassa per ottenere al tempo stesso una reazione di “rigetto”: un pescatore stufo che in futuro non garantirebbe la continuità del suo hobby. Non sarebbe peggio per le casse dello Stato? Anziché proporre una tassa per far appendere le canne al chiodo a diversi pescatori, non sarebbe bene studiare un metodo per garantire la sostenibilità di tutta la pesca, aumentare la ricerca e gli studi scientifici, dedicare delle aree ad hoc per noi pescatori non professionali (sulle spiagge ci sono per i nostri amici animali, perché non dovrebbero esistere per noi)? E queste sarebbero solo alcune delle potenziali idee… Ecco, a mio parere, se lo Stato garantisse con i miei soldi queste ultime proposte, forse, avrebbe un senso mettere un tassa. Lasciare tutto come è, significa pubblicare tra qualche mese una legge già vecchia e rendersi protagonisti dell’inizio della fine della pesca sportiva e ricreativa.

Se volete far diventare ancora più significativo il campione, votate qui:http://goo.gl/forms/F3XlEnAfq1d0xayO2.

Andrea De Nigris, amministratore La pesca in mare.