IL SISTEMA VISIVO DEI PESCI, I COLORI E IL CONTRASTO: CONSIGLI UTILI PER I PESCATORI

La pesca per noi pescatori sportivi è un divertimento, è relax ma molto spesso si trasforma in una vera sfida. Per queste ragioni è bene avere più informazioni possibili del nostro avversario; sicuramente potrebbero avvalorare il nostro bagaglio di conoscenze e facilitare una pescata.

Del pesce tutti sanno che ha il senso dell’udito: attraverso l’apparato di Weber riesce a tradurre tutte le vibrazioni e quindi tutti i movimenti degli animali e delle cose che li circondano. Funzioni rafforzate anche grazie alla linea laterale, un senso a metà tra il tatto e l’udito. Ha il gusto, magari, secondo il nostro pensiero non troppo avanzato, dati i “cappotti” che abbiamo accumulato nella nostra vita. Ha delle narici che hanno funzioni olfattive. Ogni tipo di pesce sicuramente verrà riconosciuto in questa descrizione. E’ stata volutamente lasciata da parte la vista. Perché?

La vista potrebbe essere un senso di minore importanza, dato che le vibrazioni di ogni oggetto hanno una propria frequenza, riconosciuta senza problemi dal pesce in qualsiasi condizione. Inoltre l’odore si diffonde facilmente in acqua, a maggior ragione con una corrente decisa. Sicuramente è il senso che in ambiente marino più si è modificato negli anni in base allo stile di vita. Tutti sanno che un’orata non ha la stessa vista di un lanterna. Evidentemente per questi ultimi non è così importante data la scarsa luminosità dei fondi oceanici o marini. Ma a parte gli abitanti degli abissi, gli altri pesci riescono a distinguere i colori? La loro vista è effetivamente decisiva rispetto ai restanti sensi? Facciamo un esempio per capire.

Tutti noi avremo visto sicuramente uno spinner in azione. Che sia sulla scogliera, sulla spiaggia o offshore non è raro che dopo un po’ di tempo cambi il suo artificiale per dare una svolta alla propria battuta di pesca. Il dubbio che si pone, molto probabilmente, è se è giusto cambiare il tipo di artificiale.  A volte lo fanno, altre no! Stesso modello ma cambiano colore, spesso con ottimi risultati e, pensandoci, bisogna effettivamente capire se sia il caso a dettare la pescata o qualcosa di più.

 

Prima, incominciamo dalla struttura, caratterizzata nella maggior parte dei pesci dalla presenza di un occhio su ciascuno lato. Per questi animali, è una caratteristica  fondamentale perché consente di avere un campo visivo di poco inferiore ai 360°, cosiddetto grandangolare, e una visione monoculare ovvero, al contrario dell’occhio umano, ogni occhio avrà la capacità di vedere indipendentemente dall’altro.  I predatori, invece, hanno occhi ravvicinati e una visione binoculare. Il campo visivo avrà una definizione maggiore (maggior nitidezza), ma solo davanti alla loro testa (in quanto sono loro i cacciatori e non hanno bisogno di particolare protezione e per questa conformazione non vedono nei primi cm davanti al muso). Nonostante ciò tutte le specie sono accomunate dall’ipermetropia, ovvero i pesci vedono meglio da lontano che da vicino. Da queste ultime frasi si inutisce perché nella pesca subacqua i più esperti cercano di attrarre i predatori con richiami gutturali o altri rumori. Il predatore richiamato dal rumore, non vedendo il sub coperto dallo scoglio e/o mimetizzato, si avvicina incuriosito e una volta vicino, a causa dell’ipermetropia e della vista binoculare, è spesso spacciato.

Da questo primo passaggio possiamo capire come la vista e la struttura visiva cambi sicuramente in base alla specie, e quindi, alla loro attitudine alimentare.

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Campo visivo dei pesci (foto da Web)

Ora bisogna capire cosa è la luce, come si trasferisce e come viene recepita.

 L’irraggiamento è un flusso di radiazione termica, ovvero calore, della stessa natura della radiazione elettromagnetica. Un sottogruppo della r. termica è quella visibile, che ha una lunghezza d’onda che varia da 0,4 a 0,7 micrometri, quindi un campo veramente limitato.

I pesci, come noi uomini, presentano i coni e i bastoncelli, cellule fondamentali se si parla di vista. I primi servono alla distinzione dei colori, ma nei pesci sono presenti in quantità limitata. Questo spiega la definizione non ottimale rispesto agli altri esseri viventi. Al contario, i bastoncelli, preposti al rilevamento della presenza/assenza della luce, sono più numerosi.  Inoltre le loro diverse quantità, variano da specie a specie, quindi in base alla profondità e alla funzione dell’occhio (caccia, protezione, ecc). Quindi un pesce di superficie avrà più coni e meno bastoncelli della media, viceversa uno di profondità, salvo rare eccezioni.

I bastoncelli sono i fotorecettori dominanti nella visione notturna, appunto per la loro funzione di rilevamento della luce e danno una notevole capacità di distinguere i movimenti e i contrasti. Inoltre i pesci sono sensibili in modo particolare alla componente blu della luce fino ad arrivare in alcuni casi a recepire i raggi UV, che non fanno parte della radiazione visibile. Per questo motivo, nella pesca a fondo notturna vengono usati molti vermi con riflessi iridescenti, vedete ad esempio il Verme di Rimini o il Bibi.

Per quanto riguarda i coni, l’uomo ne possiede 3 tipi: quello per il rosso, per il verde e per il blu. Per i pesci questo cambiamento si avrà come sempre in base alla specie. Alcuni pesci hanno una visione simile alla nostra con i tre tipi di coni, altri con due (rossi e grigi).

In condizioni di luminosità scarsa i colori verdi e blu appariranno più vistosi dei rossi se disposti vicino al fondo. E’ un effetto particolare che caratterizza l’occhio. Questo ci fa capire che col tempo nuvoloso (radiazione diffusa) conviene in tutte le discipline (che puntano ad incuriosire il pesce) utilizzare artificiali o accessori di colororazioni blu/verde. Facciamo qualche esempio: in queste condizioni uno spinner lascerà da parte i colori naturali degli artificiali al posto delle colorazioni consigliate. Un surf caster, che punterà ad esempio alle mormore e ai saraghi, se possibile, userà in scaduta non solo piombi più colorati con le gradazioni dette ma li utilizzerà anche su stoppini, molle, pop up e altro ancora.

Con acqua sporca e nella zona superficiale, conviene usare ad esempio il rosso perché verrà distinto meglio in queste condizioni.

Invece, nel caso di giornata soleggiata ed esca scura e viceversa, si punterà a pescare nei primi metri d’acqua. Questi discorsi sono fatti per rendersi visibile, incuriosire e così essere attaccati.

D’altronde questo ce lo insegna la natura! Per esempio, prendiamo uno dei pesci che più popolano le nostre coste: il cefalo. Ha la pancia bianca e il dorso scuro. Questo perché vivendo sotto costa, visto dall’alto, il dorso si confonderà col fondale scuro, dal basso, la pancia bianca si mimetizzerà col cielo.

Bisogna dire che la radiazione emanata da una sorgente luminosa che colpisce un corpo è composta da una quantità assorbita, una trasmessa (pari a 0 se il corpo risulta opaco) e una riflessa. Per queste ragioni la riflessione è il fenomeno determinante nel percepire i colori. Tale fenomeno è influenzato quindi, non solo dai colori ma anche dalla superificie dell’oggetto colorato (tipo di materiale e rifinitura superficiale). Ad esempio, se nello spinning vogliamo essere molto visibili, l’artificiale verrà trattato superficialmente (levigato) e si userà una vernice che riesca a riflettere bene la luce.

I colori e la profondità.

 Più ci allontaniamo dalla superficie dell’acqua, più notiamo come aumenti la pressione e la luce penetri sempre con maggior difficoltà. Come si nota nella foto postata alla fine del paragrafo l’acqua assorbe più facilmente la componente rossa dello spettro, che già ad un metro di profondità viene filtrato del 25% e a 5 viene completamente assorbito. Così via dicendo per tutti gli altri colori…fin quando dopo i 60 metri si vedrà tutto blu. Purtroppo nel grafico non si vedono i colori tendenti al viola e indaco, di cui il primo non è distinguibile intorno i 20 metri e il secondo intorno i 10. Quindi sott’acqua tutto è legato alla profondità. Così i pesci pelagici che vivono anche in acque profonde presentano la rodopsina, una proteina che si trova nei bastoncelli  con il massimo assorbimento in uno intervallo tra il verde e il blu. I pesci costieri che nuotano in superficie tendono ad avere fotorecettori il cui massimo assorbimento varia dal blu all’arancione/rosso. Mentre i pesci che nuotano su più barimetriche hanno un sistema di pigmenti per poter vedere nonostante i cambiamenti della luce.

Secondo altri studi (contrastanti) l’occhio dei pesci non assorbe le lunghezze d’onda tipiche dei proprio sistema, anzi spesso avviene il contrario; essi nuotano lì dove le lunghezze d’onda dei colori assorbiti dal loro occchio e quelle tipiche della profondità sono molto distanti. Per tale ragioni ogni corpo, anche trasparante, sarà visto come se fosse opaco e ciò che si evincerà sarà il contrasto. Contrasto, che si rimarca col fondo o l’ambiente circostante, col cielo o semplicemente per la differenza di colori dello stesso oggetto. In questa situazione, infatti, aumenta la capacità di distinguere prodotti che hanno un’elevata capacità di assorbimento luminoso.

Molto probabilmente la verità tra questi studi sta nel mezzo: i colori vengono sì recepiti ma non in particolare da tutti i pesci. La presenza di più colorazioni sullo stesso corpo adattate alla giusta profondità, sicuramente faranno recepire il contrasto a tutti , anche a quei pesci che hanno una visione meno nitida.

Questo lo possiamo dedurre dalla struttura dell’occhio, come già detto, ma ci teniamo a sottolinearlo ancora perché è molto importante. I pesci in assoluto presentano più bastoncelli che coni. Così intuiamo che il contrasto definito dai bastoncelli sia percepito da tutti; i colori sono più una questione d’elite. A meno che non si sfruttino più tonalità e colorazioni differenti fra loro per creare il contrasto ed essere efficace con tutte le specie.

Un esempio? Il marlin e tutti i predatori che presentano i 3 tipi di coni sicuramente distinguono bene i colori e i contrasti. I pesci che non hanno un comportamento da cacciatore, sicuramente la loro strategia sarà puntare alla differenza di colori.

Infatti la colorazione deve aver pur un senso, altrimenti per quale motivo i pesci della barriera corallina sono tutti colorati? Ma è anche vero che tutti questi non hanno delle squame a tinta unita ma presentano delle macchie di un colore differenze…e quindi contrasto! A maggior ragione se sono tutti pesci che si trovano entro i primi 5/10 metri di profondità.

 

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Profondità di assorbimento dei colori (foto dal Web)

Il bianco e il nero.

Spesso si sente parlare di pescate in notturna molto redditizie con artificiali bianchi o neri. Questi colori sono molto particolari in condizione di scarsa/assente luminosità perché riescono comunque a far percepire le forme dell’oggetto, ovvero la sagoma, a chi li guarda. Danno come si suol dire quell’effetto “vedo – non vedo” che incuriosisce e stimola i predatori. Questo discorso ci insegna che quando neanche i colori riescono a migliorare la nostra battuta di pesca, spesso si può puntare sul contrasto, come già descritto precedentemente. Di conseguenza con poca visibilità, il bianco o il nero sono molto determinanti.

Conviene puntare sui colori?

Riassumendo: pensiamo che il colore serva ai pesci con qualità visive migliori ma non solo; si può sfruttare per creare il contrasto per provare a pescare tutte le specie di pesci.

Però, secondo un nostro modesto parere, è bene sfruttare inizialmente i sensi principali quali l’olfatto e la percezione alle vibrazioni. In acqua, la diffusione di un boccone sanguinolento con forte odore verrà captato molto meglio che in aria. Stessa cosa vale per la vibrazione sistematica di una coda di un verme vivo attaccato all’amo. L’acqua, essendo un fluido più “compatto”, conduce molto bene il suono (e i rumori) e permette una rapida diffusione degli odori. Però, nelle giornate in cui i pesci sono più svogliati, il colore può fare la differenza oppure può essere semplicemente un’arma in più su cui puntare. Per concludere non potremo che affermare che sì, il colore, il contrasto dell’oggeto col cielo o il fondo esistono per i pesci, li recepiscono ed ha senso investire dei soldi in questo campo (la quantità è soggettiva anche alle proprie tasche). Però è sbagliato puntare solo su questa strategia, specialmente in determinate tecniche di pesca, in cui una porzione abbondante, ben presentata e fresca, l’uso dell’esca viva (in quanto essere vivente avrà una sua tipica vibrazione per ogni comportamento) verrà recepita ben volentieri dai nostri amici/nemici pesci.

Andrea De Nigris per “La pesca in mare”.

 

Ingegnere energetico e progettista di impianti meccanici. Amante del mare e pescatore sportivo. Fondatore della fan page  “La Pesca in mare” e dell’evento “A pesca di immondizia Italia”.

Andrea De Nigris

Ingegnere energetico e progettista di impianti meccanici. Amante del mare e pescatore sportivo. Fondatore della fan page  "La Pesca in mare" e dell'evento "A pesca di immondizia Italia".